Non so se hai sentito la storia di
Panagiotis Kotronaros. Il nome forse non ti dice niente. Lui è la persona che
ha scritto la storia della Grecia sul tetto del mondo.
La cima del Monte Everest si presenta
come una sfida per gli alpinisti. Il Campo 4 è ultima tappa prima che le
squadre partono per lo sprint finale verso la vetta più alta del mondo. Il
Campo 4 è anche la porta d’accesso alla zona della morte. Un luogo di un tale
altezza e così freddo, spietato e senza ossigeno. In questa zona il tuo corpo si
rivolta, anche a riposo, ogni respiro è una lotta. L’andatura diventa instabile
e si perde lentamente coscienza mentre il cervello si ingrossa.
Quando Panagiotis Kotronaros
raggiunse la zona della Morte sul Monte Everest, si trovava a più di 1000 metri
dalla cima. Il vento era più che brutale, e il pericolo di una tempesta
improvvisa era una preoccupazione costante. Il vento aveva già fatto ritirare
la squadra al primo tentativo, e Panagiotis sapeva che se anche il secondo
tentativo fosse fallito, avrebbe potuto significare la fine della spedizione
greca.
Ad un’altitudine di 6000 metri, ogni
fibra del suo corpo diceva di girare e tornare indietro. Ad un’altitudine di
8000 metri, il suo corpo gli disse di sdraiarsi e lasciarsi morire. Come è riuscito ad arrivare sulla cima e dove
ha trovato la forza per andare avanti? La risposta è nel titolo!
Se ti interessa, domani contino la
sua storia.
Racconterò chi era, da dove veniva e come è andato a finire la sua
spedizione. Adesso devo scappare, ho un appuntamento con un’amica. Andiamo a
fare shopping. Buon pomeriggio
Con stima e affetto, Zita

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